REVIEW: CIRCA SURVIVE – THE AMULET

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Circa Survive ‘The Amulet’

CIRCA SURVIVE
‘The Amulet’–LP
(Hopeless)
7.5/10


A distanza di tredici anni dal debutto con ‘Juturna’, i Circa Survive tornano sulla scena questa volta sotto la Hopeless dopo aver abbandonato la Sumerian con la quale avevano pubblicato ‘Descensus’. Guidati dal frontman Anthony Green, i CS realizzano ‘The Amulet’, che si presenta come l’ennesima conferma in fatto di sicurezza e versatilità per una band che negli anni ha saputo resistere e confezionare prodotti di alto livello. L’apertura dell’album, ‘Lustration’, è l’apristrada di cinque e più minuti che investe l’ascoltatore con un fitto intreccio chitarra-batteria- voce, che sarà paradigma dell’intero disco; il prog-rock e il post hardcore sono la base da cui i nostri settano il loro lavoro, come dimostra ‘Premonition Of Hex’, aprendosi a territori inesplorati ed eterogenei, grazie anche alle abilità vocali di Green, capace di continue variazioni e di trasmettere calma e melodia anche nelle situazioni più “confusionarie” (esempio lampante è una delle tracce più in luce, ‘Rites Of Investiture’), e, soprattutto, poetiche e lessicali, confezionando testi al limite dell’impersonale e del surreale, ma provenienti dalle sue stesse esperienze e della sua visione del mondo. Se avete buoni ricordi di ‘Violent Waves’, non resterete di certo delusi da ‘The Amulet’.
(Fabrizio De Guidi, @fabriziodeguidi)

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REVIEW: 7 YEARS BAD LUCK – GREAT, BIG, NOTHING

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7 Years Bad Luck ‘Great, Big, Nothing’

 

7 YEARS BAD LUCK
‘Great, Big, Nothing’–LP
(Monster Zero/NoReason)
6/10


Preso il nome da un film di Max Linder, gli austriaci 7 Years Bad Luck tornano alla ribalta con un nuovo LP intititolato ‘Great, Big, Nothing’, pubblicato lo scorso 9 agosto dalla label NoReason in collaborazione con Monster Zero. A tre anni dall’uscita di ‘Bridges’, la band nata tra Innsbruck e Saalfelden se ne esce con un disco prettamente pop punk, che tanto deve tributare a band quali NOFX, No Use For A Name e Lagwagon, nelle loro accezioni più scazzate e spensierate. Per una buona mezz’ora, infatti, si viene risucchiati dal mood frescone grazie all’open track ‘No Control’ e ‘Not Ok’ e ‘Giving Up’, chiamando in causa ‘Linoleum’ o ‘Part Two’, con un cantato ispirato a Ciccio Mike, ma questa è una buona cosa perché ci fa piacere subito quello che i nostri 7YBL hanno da dire. Se per voi è ancora estate e avete sempre nel cuore le band sopracitate, ‘Great, Big, Nothing’ è un disco che fa assolutamente per voi.
(Fabrizio De Guidi, @fabriziodeguidi)

REVIEW: COMEBACK KID – OUTSIDER

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Comeback Kid ‘Outsider’

COMEBACK KID
‘Outsider’–LP
(Nuclear Blast, New Damage)
7.5/10


I Comeback Kid ci avevano lasciati nel 2014 con l’ottimo ‘Die Knowing’, un’altra etichetta e un’altra formazione. Oggi, alle soglie dell’uscita di ‘Outsider’ prevista per l’8 settembre, ce li ritroviamo sotto Nuclear Blast e con bassista e batterista nuovi. Ma, a fronte di queste piccole diversità, quello che più conta è il lavoro che è stato fatto. Con ‘Outsider’ i CBK si portano sulle spalle un’evoluzione di quindici anni rispetto alla prima uscita con l’EP omonimo. Abbiamo imparato a conoscerli negli anni eppure riescono ad affascinarci ancora. ‘Outsider’ è un lavoro composto da tredici tracce eterogenee sia per stile che per durata, con lo stesso compito e lo stesso fine: parlare di sé attraverso i testi e creare una connessione con il pubblico. Il suono della band è ormai definito e riconoscibile, così come per la voce inconfondibile del frontman Andrew Neufeld, senza però sfociare nel consueto “già sentito”; backing vocal e breakdown fanno parte del gioco e l’hardcore melodico ne guadagna. Hc melodico tanto per racchiuderli in qualche macro genere per comodità, perché le influenze metal e punk (e sottogeneri) si fanno sentire: come non notare ‘Hell Of A Scene’ che riporta alla mente gli obsoleti Sum 41 o ‘Consumed The Vision’ (con Chris Cresswell) che chiama in causa The Bronx? Senza contare che ‘Outsider’ vede la partecipazione sulle tracce anche di Devin Townsend, Northcote e il già citato Cresswell, che con l’hc avrebbero meno a che fare di altri, ma che riescono ad integrarsi con piacevolezza all’interno del progetto. Ecco, i CBK rifiniscono il loro suono, aggiungendo di volta in volta pezzetti e variazioni che arricchiscono la loro identità, marcando forse una nuova tendenza per quanto riguarda l’hardcore in senso stretto e forse dando qualche ispirazione e spunto in più al genere, quantomeno in crisi rispetto ad altri in questo periodo.
(Fabrizio De Guidi, @fabriziodeguidi)