FLOW: Flow #58 – Un’auto piena di conigli

L’onore di aprire il Flow di questa settimana spetta al producer inglese Bonobo grazie alla nuova vita che viene data da Spencer Creigh per Break Apart con il feat di Rhye; a dire il vero era già uscito un video ufficiale per questo brano estratto da Migration (qui recensito da Edoardo Bridda), ma questa versione alternativa esula dall’epopea paesaggistica trasformando lo spettatore in un voyeur, condividendo momenti d’intimità e di spiccata sincerità con alcune coppie e quindi caricando la visione di emozioni. Il video non è NSFW, tranquilli!

Da qui si passa a L I M, ovvero il progetto solista di Sofia Gallotti degli Iori’s Eyes con l’aiuto alla produzione di RIVA. Qui Rushing Guy è la seconda anticipazione dopo YSK dell’EP Higher Living, seguito dell’EP di debutto Comet (qui recensito da Luigi Lupo), che si prevede uscirà nel 2018 per La Tempesta. Il video è un sensazionale progetto di morphing curato da Giorgio Calace e Karol Sudolski dove l’impercettibile metamorfosi fa sì che si passi da un volto all’altro senza che nemmeno ci si accorga.

Un gigantesco manifesto pop è quello firmato da Aloha Project per i Belize e il loro singolo Superman, dove compare un lungo elenco di citazioni cinematografiche, musicali e così via: da David Lynch a Ryan Gosling in Drive, da Snoopy ai Simpson passando per i Muppet, da piattaforme streaming d’intrattenimento come Netflix e Pornhub. Il 3 novembre è il giorno dell’uscita dell’EP Replica, seguito dell’album Spazioperso (qui recensito da Gianluca Lambiase), dove la traccia qui presente racconta delle pesantezze che un supereroe come Superman deve sopportare durante la sua giornata. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, d’accordo, ma ogni tanto si dovrebbe dedicare un po’ di tempo anche a se stessi!

Un tuffo vero e proprio nello shoegaze romantico ed onirico degli Slowdive, grazie a Don’t Know Why e al loro gradito ritorno sulle scene dopo ben ventidue anni con l’omonimo album pubblicato via Dead Oceans, recensito su SA da Stefano Pifferi. Con la regia di Grant Singer, che ha dichiarato di essere anche un fan della band, si presenta un trittico con vari personaggi, tra cui anche il cane Daciana, sull’abbandono, la memoria ed il sentirsi perduti.

Meno malinconico è certamente Super Natural dei Turnover, open track di Good Nature, album uscito per la Run For Cover lo scorso agosto. Dolan Chorng firma con taglio quasi documentaristico l’avventura all’aria aperta di una coppia, che dalla città si sposta in auto tra le montagne ed i boschi, abbracciando spiritualmente Madre Terra in una conferma letterale del titolo del pezzo.

Tra lampadine intermittenti e giochi di ruolo fa capolino Vacanza, nuovo attesissimo video di una delle band che negli ultimi tempi hanno creato parecchio hype: i Gomma. Sostenuti dalla V4V Records, i Gomma, assieme a Micron Studio, presentano il video come «una partita di un gioco di ruolo e un pezzettino della vita di un giostraio di periferia si mescolano magicamente in una nottata natalizia, in cui i due mondi si avvicinano fino a sfiorarsi nell’infuriare della tempesta», e che sembra anche ispirarsi liberamente alla serie Stranger Things. Vacanza è il primo estratto dell’EP Gomma, si presume in uscita a gennaio.

È poi il turno dei Guerilla Toss, prolifica band con base a New York che nel giugno scorso ha pubblicato il proprio quinto album, intitolato GT Ultra, via DFA Records. In settimana è stato reso noto il video della opening track Betty Dreams of Green Man, diretto dal collettivo Trllm: qui appare la stessa cantante Kassie Carlson con un casco e un’antenna di alluminio in testa, in stretto contatto con un mondo alterato e dai colori psichedelici, in accordo col carattere della band, definita da Rolling Stone «una delle dieci migliori punk band moderne».

Subito dopo ecco la virtual band creata nel 1998 da Damon Albarn e Jamie Hewlett, i Gorillaz, col nuovo video Garage Palace. La traccia, già compresa nel vinilico boxset Humanz pubblicato lo scorso 25 agosto, è stata descritta da Damon Albarn come «una prova dove determinante è la forte individualità di Little Simz», la rapper inglese protagonista del pezzo. Il video di animazione curato da Noah Harris si rifà all’estetica 8-bit tipica dei videogame degli anni ‘80, di cui in questo caso i membri della band sono i personaggi principali. Sulle nostre colonne è presente la recensione di Humanz, scritta da Daniele Rigoli.

Il duo di Seattle Shabazz Palaces è riuscito quest’anno nell’impresa di pubblicare due album, portando un vento nuovo nell’ambito hip hop, pubblicando il clip di Since C.A.Y.A., brano tratto da Quazarz: Born on a Gangster Star (recensito insieme a Quazarz vs. the Jealous Machines da Luca Roncoroni). La traccia conta sul featuring di Thundercat, già socio degli Shabazz e di Flying Lotus nel supergruppo WOKE. Il video di Stephan Gray è in un epico bianco e nero, e si svolge in un’atmosfera di pericolo, fra tunnel, onde dirompenti, serpenti striscianti e pixel che si deformano.

Di seguito una produzione minore, ma non per questo meno apprezzabile, che vede come protagonisti gli Egrets on Ergot, quartetto losangelino amante del decadentismo europeo. Il loro ultimo disco, uscito il 27 ottobre per Cleopatra Records, si intitola Surfeit of Gemütlich, un concentrato post-punk dalla spinta goth e con inserti originali di cui è testimone il brano Sister Please. Anche questo videoclip è in un contrastato bianco e nero e mostra sia la band che scene evocative che riportano al tema del peccato.

Si resta in ambito post-punk col nuovo video dei Protomartyr, band di Detroit e dell’acclamato Relatives in Descent, album uscito il 29 settembre via Domino Records e qui recensito. Il curioso clip di Don’t Go to Anacita è stato diretto da Yoonha Park, decisamente ispirato dal filmaker polacco Zbigniew Rybzynsk, autore di Stairway to Lenin: un uomo percorre una scala costantemente in salita, ripreso in un unico piano sequenza dall’andamento costante e orizzontale. Egli si muove come all’interno di un quadro, imitando la vita e le sue vicende, in un ciclo senza fine. Lo stesso regista afferma: «Volevo trasmettere una sensazione di falso progresso e l’idea che ogni nuovo orrore sia parte di un continuum senza fine. I testi di Joe Casey sono pieni di riferimenti contemporanei e classici, spesso nella stessa canzone. Crea una visione veramente unica, che trasmette esattamente i miei stessi timori».

Si torna poi in bianco e nero col nuovo video dei DoM, band del Massachussets dalle nuove inclinazioni post-punk se confrontate a quelle dell’ultima apparizione del 2015, quando l’annunciato album non si materializzò, lasciando spazio al silenzio rotto solo questa settimana. Le basi psych-pop si sentono comunque ancora chiaramente nel singolo Gud Tymes, un brano accompagnato da immagini apparentemente non connesse fra loro, tra cui spiccano quelle di un cane in corsa lungo la spiaggia.

L’evoluzione della trap e il ritorno di fiamma dell’emo di fine anni ‘90 ha da tempo trovato un punto d’incontro con gli artisti emersi da Soundcloud come Lil PeepXXXTentacion, vari esponenti di TeamSESH, ma colui che incarna alla perfezione lo spirito del genere pare essere Joe Mulherin, artista del Vermont, conosciuto come Nothing,Nowhere. la cui particolarità è quella di suonare la chitarra mentre la voce segue il flow tipico della trap; dando così solidità emozionale alla sua musica. Sono tre i lavori che precedono il recente Reaper, primo disco prodotto da un’etichetta, in questo caso la storica Equal Vision di Ray Cappo in collaborazione con la DCD2 di Pete Wentz. Skully è il terzo singolo estratto dall’album ed è accompagnato da un video furioso e nichilista diretto dal musicista stesso, che in questo frangente ricorda esteticamente una curiosa unione tra Michael Graves dei Misfits ed Elliot di Mr. Robot.

Chi non delude mai in abito videografico sono il power duo inglese Royal Bloodquesta volta stupiscono con il video di How did we get so dark? brano eponimo del loro ultimo disco di cui trovate qua di seguito la recensione curata per noi da Riccardo Zagaglia. Diretto da The Sacred Egg ci troviamo davanti a un road-thriller oscuro e assurdo, a tratti tarantiniano, dove si immagina un futuro in cui la merce di scambio, l’oggetto del potere, non è più il denaro bensì dei conigli. Tra sparatorie e omicidi a sangue freddo vedremo il protagonista fuggire da un luogo all’altro del paese.

A distanza di un mese dalla pubblicazione di Strange Peace i canadesi Metz pubblicano il video del loro secondo singolo Drained Lake, un surreale lavoro in stop motion a cura di Shayne Ehman, regista capace di raffigurare in modo insolito e inquietante gli utensili e oggetti del quotidiano, immagini che si alternano per tutta la durata del clip a bizzarre scene che ritraggono una donna tramutarsi in un gatto.

In chiusura di Flow troviamo tre brani che sono un crescendo di sonorità abrasive, un incremento graduale introdotto dal pianoforte presente in Rituals, singolo inedito dei Rolo Tomassi, band rock sperimentale inglese la cui ultima pubblicazione risale al 2015 con l’album Grievances. Nel clip del brano vediamo la band eseguire il brano immersa nel buio di una stanza vuota e illuminata da spot che intensificano la rabbia della performance.

Secondo video estratto dal recente The Dusk in Us per i Converge, che dopo l’ottimo I can tell you about pain, pubblicano il clip di A Single Tear; un lavoro di Max Moore esteticamente ben strutturato, dove le immagini creano similitudini e metafore interpretative del testo urlato da Jacob Bannon, evocando sentimenti contrastanti tra il positivo e l’ansiogeno. A sigillare la chiusura della playlist troviamo il duo sludge The Body in collaborazione con i Full of Hell, che in Farewell, Man si lanciano nel vuoto più oscuro, creando un brano che dà veramente la sensazione dell’ultimo saluto prima di una dipartita, sensazione amplificata dal video diretto da Cody Stauder dove vediamo due individui avvolti in un manto nero camminare all’unisono nel bosco, per poi sparire sprofondando in un corso d’acqua.

https://open.spotify.com/embed/user/flowjobplaylists/playlist/5BYXSArob7xa2RI8Rj3shm

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REVIEW: THE MOVIELIFE – CITIES IN SEARCH OF A HEART

http://www.saladdaysmag.com/the-movielife-cities-in-search-of-a-heart/

The Movielife ‘Cities In Search Of A Heart’
THE MOVIELIFE

‘Cities In Search Of A Heart’–LP
(Rise)
6.5/10


Una gioia per gli amanti dell’hardcore melodico in salsa newyorkese, ovvero il ritorno dei The Movielife. La reunion avvenuta nel 2014, dopo uno iato durato undici anni, sembra abbia posto le basi per ‘Cities In Search Of A Heart’, un dieci tracce che è uscito lo scorso settembre per la Rise Records; Vinnie Caruana prende una pausa dai I Am The Avalanche per rimettersi al lavoro con la band, composta anche da Brandon Reilly (Nightmare Of You) e Evan Baken alla batteria. In ‘Cities In Search Of A Heart’ l’abilità compositiva di Caruana e soci non viene a mancare, con creazioni di pezzi super radio friendly e ritornelli di fabbrica più pop punk che fanno ricordare gli American Hi-Fi quando andavano bene, con lyric caustiche e semi infantili come “the world is a pile of shit in the summer sun”, anche se il tutto non sembra farli tornare ai fasti di ‘This Time Next Year’ (ascolto imprescindibile). È comunque un disco decente, che potrebbe far tornare un po’ di nostalgia a chi se li è vissuti per bene anni fa e un’occasione adatta a riscoprire qualche vecchio (capo)lavoro.
(Fabrizio De Guidi, @fabriziodeguidi)

REVIEW: THE USED – THE CANYON

http://www.saladdaysmag.com/the-used-the-canyon/

The Used ‘The Canyon’
THE USED

‘The Canyon’–2LP
(Hopeless)
7.5/10


Un gradito ritorno sulle scene quello dei The Used, band rock di Orem, Utah, a tre anni dall’ultimo album (vero e proprio) ‘Imaginary Enemy’, accolto positivamente dalla critica. Tre anni che si riflettono in ‘The Canyon’, doppio album che si compone di diciassette tracce per quasi ottanta minuti di intrattenimento che, dico subito, non viene mai a mancare anche se la durata sembrerebbe quantomeno proibitiva. Prova che i The Used sanno creare, grazie anche alla produzione di Ross Robinson, un’opera eterogenea e godibile sotto tutti i punti di vista, seppur il tema centrale di ‘The Canyon’ sia il suicidio dell’amico d’infanzia di Bert McCracken Tregen Lewis, a cui viene dedicata ogni singola canzone, come spiegato nell’open track acustica ‘For You’. Il punto di forza, a mio parere, è proprio la diversa metodologia di affrontare ogni pezzo, sapendo gestire l’animo più estremo e quello più quieto: infatti, subito dopo ‘For You’ è l’energica ‘Cold War Transmission’ a dare il tono, in un continuo saliscendi che perdura fino alla chiusura con ‘The Mouth Of The Canyon’, passando per momenti decisamente pop come il singolo ‘Over And Over Again’ e ‘Funeral Post’, tracce che si elevano ad un gradino superiore tra tutte le altre. Quello che alla fine rimane è un album non dico monumentale, ma certamente di grande rilevanza, di importanza catartica per l’ascoltatore e soprattutto per la band.
(Fabrizio De Guidi, @fabriziodeguidi)

FLOW: Flow #57 – L’albero della vita

Questa settimana il viaggio di Flow parte dal Maine, ambiente naturale dei romanzi di Stephen King. Reduci dalla proiezione dell’adattamento cinematografico del primo capitolo di It abbiamo lasciato i protagonisti con la loro fase post-traumatica e non ci è dato sapere cosa poi sia accaduto nel loro percorso adolescenziale. Possiamo sempre indagare sul percorso professionale degli attori principali, esaminando quello di Sophia Lilis (Beverly Marsh), protagonista a sua volta del video di Nothing to find dei The War On Drugs, brano estratto dal recente e acclamato A Deeper Understandingrecensito per noi da Carmine Vitale. Prendendo spunto dai road movie spensierati e romantici e tinteggiato con i toni del surrealismo più malinconico, il clip diretto da Ben Fee racconta le ore conclusive del viaggio di una improbabile coppia, composta da un’adolescente – interpretata per l’appunto da Sophia Lilis – e da un albero antropomorfo. A bordo di un’autovettura coperta di foglie e tralci attraverseranno un’autostrada deserta, tra soste con piccoli furti, partite a biliardo e balli; il compito principale di Sophia sarà quello di estirpare ogni erbaccia dal corpo del compagno e mantenerlo costantemente idratato, ma nonostante tutte le cure, il decorso della natura arriverà a concludersi al tramontare del sole, lasciando la giovane ragazza da sola ma con una nuova speranza.

Diversa invece è l’atmosfera che si respira al Dope & Korruption, pop-up bar creato dall’artista islandese Ragnar Kjartansson durante l’HAVEN festival dei fratelli Dessner. Il locale temporaneo diventa quasi un luogo di perdizione, e teatro del video di I’ll Still Destroy You dei The National, traccia estratta da Sleep Well Beast di cui potete leggere la recensione a cura di Fernando Rennis. Diretto da Allan Sigurðsson, il clip è stato girato nell’arco di un’ora, ritraendo la particolare esibizione del gruppo di Cincinnati; un’insolita performance in veste festaiola, tra flûte di champagne, spogliarelli maschili e cori di gruppo, in completa contrapposizione con l’aura del gruppo. Nel video appare anche Ragnar, che in passato aveva già collaborato con i National per A Lot Of Sorrow, episodio in cui la band ha suonato Sorrow per sei ore consecutive al MoMA PS1 nel Queens.

Cambiamo completamente scenario e contesto, approdando su litorale romano, ma non con la netflixiana compagnia di Aureliano Adami e Spadino, bensì con Carl Brave e Pretty Solero, rivelazioni estive per ciò che riguarda il giovane pubblico. E10 è sì un inedito, ma ben caratterizzato dalla leggera malinconia del collettivo romano, che ha il sapore di una Peroni bevuta fino all’ultimo sorso. Il brano in questione è arricchito dalla voce di  B, senza tralasciare l’inaspettato accompagnamento di archi e dei soliti e piacevoli fiati, caratteristica peculiare del collettivo romano.Il video è una lunga e unica ripresa effettuata con un drone che immortala i tre cantanti mentre passeggiano sulla spiaggia durante il tramonto. Ancora novità dall’Italia con Profeta brano che anticipa l’esordio discografico dei Ci ❤️ Ci (Cucineremo Ciambelle) promettente rivelazione della prolifica V4V. La band riminese propone un delicato ma coinvolgente emo con inserti math, mentre il video che accompagna il brano è un’animazione grafica a colori su sfondo nero a cura di Giulia Betti. Abbandoniamo il territorio italiano per incontrare Joji, musicista e youtuber noto in passato per essere stato tra gli ideatori del meme Harlem Shake. Da due anni ha iniziato a produrre musica propria, stringendo una collaborazione con l’asiatica 88rising, per la quale ha pubblicato il suo EP di debutto, In Tongues. Il suo primo singolo Will He, è un brano da vero sad-boy, nel quale parla dei legami dissolti, persi, che avevamo stretto con le persone a noi più care. Il video diretto da Matthe Dillon Cohen inizia con l’inquietante inquadratura al rallentatore di un individuo vestito da Panda che balla in penombra sopra un tavolino; l’attenzione del video volgerà successivamente sui risvolti di una festa casalinga conclusasi in maniera tragica.

Si cambia atmosfera con 2-Hearted dei danesi Liima, al loro secondo singolo estratto da 1982, album previsto per il 3 novembre. Questa volta, a differenza del singolo eponimo (presente in Flow #52), non si è più nell’ambito dei videogame anni ’80, bensì nella contemporanea Hong Kong, dove Mariana Bisti conduce un viaggio attraverso gli enormi palazzoni che la popolano, alimentando sensazioni di calma e di ansia, il tutto in piena linea col tema del pezzo, che rimanda ad un conflitto d’amore in due diverse direzioni non compiendo una scelta, ma accettando la situazione ambivalente. Trasmettere un po’ di positività e di fede nel Signore è compito di Big K.R.I.T. con la sua Keep The Devil Off, e con l’uscita del doppio album 4eva Is A Mighty Long Time annunciata per il 27 ottobre. Richiamando idealmente e anche visivamente l’Alright di Kendrick Lamar(cliccando sul nome dell’artista potrete gustarvi la nostra ricca biografia, da poco aggiornata), dal bianco e nero alla levitazione, il brano dalle tinte gospel vede un ragazzino attraversare il blocco dove vive danzando e, allo stesso tempo, evitando tutte le tentazioni che gli si parano davanti. Un video sempre in bianco e nero ma di carattere decisamente più ansiogeno e pieno di tensione guidato dalla voce di Pusha T è Freedom di Steve Angello. Il producer ateniese firma questa traccia estratta da Inferno avvalendosi della collaborazione del rapper newyorchese: grazie a un visual d’effetto, un ragazzo corre attraverso i boschi inseguito da non-si-sa-chi, lasciando intendere, anche attraverso il testo, che si tratti di una rivolta della gente comune decisa a riprendersi i propri spazi e il potere. Di un tono decisamente più leggero è Bop N Keep It Dippin di Dizzee Rascal – tornato sui suoi passi con un Raskit (qui recensito da Nicolò Arpinati) uscito qualche mese fa -, video che sembrerebbe uscito da uno dei film che hanno reso famoso Guy Ritchie. Non c’è però l’ex marito di Madonna alla regia, ma Romain Chassaing, che fa indossare a Dizzee le vesti di un piccolo boss della malavita locale tanto ironico quanto severo, che cerca di non farsi fregare dal proprio maldestro contabile, disposto a tutto pur di tenersi il bottino trafugato.

A dare una scossone epilettico pensano i ritmi tribali dei Ninos Du Brasil, duo italianissimo formato da Nico Vascellari e Niccolò Fortuni, con un Condenado Por Un Idioma Desconhecido richiamo del loro album Vida Eterna pubblicato il 22 ottobre per La Tempesta. E sono la base surreale e le tinte oscure a condire il video diretto da Carlos Casas, dove sembra essere rappresentata una festa all’interno di una bara, con un santone che si dimena in modo forsennato, guidato dalle onde del pezzo. Novità targata Nowadays Records è quella relativa a Unno, trio composto da Awir LeonJ. Kid e Tismé, pronto per la pubblicazione dell’album Amaai il prossimo 3 novembre. Il video rilasciato in settimana riguarda proprio la title track Amaai, denominata con una parola giapponese che indica il momento di tregua apparente durante una tempesta, «un attimo di lucidità senza i disturbi e i rumori da cui siamo circondati, che ci allontana dalle sirene di allarme reali di questo mondo». Continua poi Awir Leon: «non soffriremo mai se riusciremo a far tacere quelle sirene». L’approccio emozionale degli Unno, a metà fra SBTRKT e Radiohead, genera orizzonti sonori riportati nel video con la staticità di scenari post apocalittici. L’8 settembre scorso è uscito il quinto album di Zola Jesus, intitolato Okovivia Sacred Bones Record (qui recensito da Tommaso Iannini), del quale fa parte Siphon, traccia che può contare sul videoclip diretto da Zia Anger. La canzone parla del tentativo di suicidio di un membro della famiglia della stessa Zola Jesus, e di come sia difficile raggiungere qualcuno affetto da depressione. Nel clip è unica protagonista Nika Roza Danilova (vera identità della musicista americana di origine russa), che canta nuda, immersa nella natura, sotto una pioggia di sangue: «Non ero sicura che ci fosse un modo per visualizzare tutto questo oltre a ciò che io e la mia famiglia abbiamo vissuto; alla fine penso che l’unico video possibile fosse proprio questo, che rimandasse a una crudezza, a una vulnerabilità, quasi a un fastidio».

Segue un’altra voce femminile intensa e sofferta, ovvero quella di Chelsea Wolfe. La cantante e chitarrista di Sacramento ha reso noto il videoclip di Spun, di fatto title track dell’album Hiss Spun, uscito il 22 settembre scorso per Sargent House. Il video in questione è stato diretto dalla stessa Wolfe, che ne è anche protagonista: luci rosse avvolgono un erotismo dark, fra limousine e pole dance, reso malato dallo stile doom del brano. Come naturale conseguenza, ecco poi il brano Crude Shrines dei neozelandesi Spook the Horses, band atmospheric post-metal del roster Pelagic Records. Il loro album People Used to Live Here uscirà il 10 novembre prossimo, e finora è stato reso noto il video dell’estratto Lurch (presente in Flow #55), oltre a questo: «Abbiamo deliberatamente isolato noi stessi quando abbiamo scritto questo album per uscire dalle nostre comfort zone. La maggior parte delle canzoni comincia come una completa improvvisazione che poi lentamente si sviluppa. Volevamo assicurarci che l’immediatezza venisse catturata e trasmessa in un modo che non abbiamo mai fatto prima. Questa volta c’è molta meno distanza tra noi e l’ascoltatore». Il video in bianco e nero è molto criptico e punta su immagini disturbate e giochi di luce. In chiusura, il metalcore dei veterani Eighteen Visions, tornati dopo una lunga pausa con l’album XVIII, per Rise Records. Il video di Underneath My Gun prende spunto dal film di John Carpenter, Essi Vivono (They Live, 1988), di cui alcune battute anticipano il brano stesso. Il protagonista è il chitarrista degli Every Time I Die, Andy Williams, deciso a compiere una strage proprio ai danni dei membri degli Eighteen Visions. Un clip splatter ma dal sapore ironico, che per stessa ammissione della band è stato molto divertente da realizzare.

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