RECAP: DAEDELUS @ INTERZONA, VERONA

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DAEDELUS INTERZONA VERONA

Il Venerdì è giorno di Interzona e questa volta a calcare il palco arriva Alfred Darlington, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Daedelus.

Da Los Angeles, Daedelus ha raggiunto la popolarità come producer collaborando con una serie infinita di artisti, primo tra tutti l’amico FlyLo (Flying Lotus) che se lo tiene stretto stretto sotto contratto della sua label Brainfeeder, ma specialmente grazie alla sua attività live, dove esprime tutta la sua energia e dove esplodono le sue idee. Entrando in sala, ancora vuota, lo vedo appoggiato ad una ringhiera, alza lo sguardo e mi saluta timidamente, come se già sapesse chi sono. Rispondo al saluto, al che mi avvicino ad Elena Interzona per concordare la consueta intervista. Lui accetta di buon grado e dopo poco sono già nel dietro le quinte col registratore acceso a farmi raccontare la sua storia. Estremamente educato e pacato, nonché desideroso di esprimere tutto se stesso, perdiamo una mezz’oretta a parlare. Lo ringrazio e itorno in sala a bermi una birra, aspettando il live. Passa quasi un’ora, quando si presenta con la sua giacca ottocentesca al piccolo mobile con tutta la sua strumentazione. Si presenta al pubblico, stabilendo un contatto, è felice di essere qua a Verona. Ritrovo anche la mia amica Yvonne, che se l’è già visto tre volte, ed è entusiasta di vederselo un’altra volta. Io sono curioso di sapere com’è. Le luci si abbassano, e per tutta l’ora successiva la gente fatica a stare ferma attorno a lui, cedendo al ballo dopo i primi minuti passati a scattare foto: una serie di beat che spaziano dalla jungle alla breakcore, dalla drum & bass alla house, intersecati con sample di film e altri pezzi dei decenni scorsi (per me impossibili da individuare). I cambiamenti di stile saranno circa una ventina, tutti improvvisati e, solo con qualche stacco troppo evidente, ottimamente mixati l’uno con l’altro. Daedelus si muove ossessivamente avanti e indietro, pigiando tasti sul suo Monome, e non si ferma un attimo, solo per asciugarsi la fronte con una pezzuola. Non c’è spazio per un applauso, perché il flusso è continuo. Ma, arrivati alla fine, c’è un’autentica ovazione: Daedelus ha conquistato la sala, letteralmente. Viene chiesto un ultimo pezzo, e lui risponde “Fast or slow?”, al che è unanime la risposta: “Fast!”. Nei cinque minuti successivi si scatena il gabberone, un massiccio ritorno agli anni ’90, tra fastcore e terrorcore, dove manca solo Gabber Piet. Si alzano le luci, Alfred di nuovo, ringrazia tutti i presenti, si è divertito un sacco anche lui. Ora capisco il perché, Yvonne! Anche qui, successo totale.

(Txt Y Pics by Fabrizio De Guidi x Salad Days Mag)

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