INTERVIEW: DESTROY ALL GONDOLAS

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destroy all gondolas

In occasione del quattordicesimo Rocca’n’Roll Festival di Castel d’Ario (MN), lo scorso 20 Giugno, ho preso al volo l’occasione per intervistare uno dei miei gruppi preferiti, i Destroy All Gondolas. Avendo anche recensito un paio dei loro lavori, sono partito super motivato, ho staccato al lavoro e mi sono fiondato nella piazza del castello. Concordo con Pido, che con un sorrisone accetta, e dopo il live ci troviamo con il Biondo e Lalo (Corrado) nel backstage. Mi arriva una lattina di Peroni in mano e si comincia.

SD: Come sono nati i Destroy All Gondolas?
B: Ci siamo messi assieme grazie ad un nostro amico che aveva bisogno di una tribute band dei Black Flag per fare una dozzina di pezzi durante una performance artistica; abbiamo preparato i pezzi trovandoci un paio di volte in sala prove, abbiamo messo assieme un po’ di cover dei primi Black Flag, abbiamo fatto la serata, la ripresa, perché servivano le riprese del concerto. E poi abbiamo deciso di fare robe nostre, abbiamo preso una sala prove e ci siamo trovati per qualche mese tirando fuori una dozzina di pezzi nostri e qualche cover, siamo andati a registrare al volo…

SD: Dove siete andati a registrare?
B: Siamo andati prima a fare un demo a Zianigo… come si chiama lo studio di Matteo?
L: Brick Studio!
B: Sì, il Brick Studio, sono i ragazzi che suonano con i Warias, ex Dancers, e poi siamo andati all’Outside Inside Studio, quello di Montebelluna di Matteo Bordin, abbiamo fatto una presa diretta, registrato una dozzina di pezzi che stiamo tirando fuori un po’ alla volta, visto che lui (indica Lalo) si è trasferito a Berlino, e quindi l’attività della band è stata super part-time perché ci troviamo una volta ogni tanto e facciamo una prova, cercando di buttar su qualcosa di nuovo e ripassiamo i pezzi vecchi, facciamo un paio di concerti e lui torna via, non ci vediamo per quattro mesi, tre mesi, sei mesi e via così, il gruppo funziona così… per ora. Intanto lo teniamo così, perché ci va bene così e non potrebbe andare altrimenti. Se in futuro cambia, meglio. Dipende da lui.

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SD: Cosa sei andato a fare a Berlino?
L: Cambiare vita (ride).

SD: Ti trovi bene lì?
L: Sì sì.

SD: Cosa stavamo dicendo?
B: Niente, il gruppo funziona così, in maniera un po’ bizzarra perché siamo un po’ distanti. Io sono a Venezia, Pido è a Vicenza. All’inizio eravamo tutti quanti e tre a Venezia, adesso c’è Berlino-Venezia-Vicenza, e diventa sempre più complesso, però la continuiamo a portare avanti.

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SD: E con le band che avevate prima? Suonate ancora?
B: Lalo sta suonando con nuove band a Berlino.
L: Di band vecchie, io suonavo coi Minkions, però col discorso della distanza non funzionava, perché con loro provavo tutte le settimane ed era una cosa continua, quindi per la distanza, bene o male, abbiamo deciso, con gli altri del gruppo, a malincuore, di chiudere l’esperienza Minkions, almeno per ora. Io adesso suono in altri due gruppi…

SD: Sempre sullo stesso genere o hai cambiato?
L: Ho un gruppo in cui facciamo metal-punk, gli Indian Nightmare, e un gruppo black metal ancora in fase embrionale…

SD: Figo!
L: Ci chiamiamo Eternal Alchemist.

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Voce Fuori Campo: Tra cinque minuti è pronto da mangiare.

B: Dai, allora in caso continuiamo dopo, o, se hai voglia, continuiamo andando a magna’. Ci accompagni?

SD: Sì sì!

Ci ritroviamo, armati di vassoione con porzioni di risotto alla pilota e hamburger, a cenare su una giostra girevole, io, Pido, il Biondo e Biglee (L’Amico di Martucci).

SD: Beh, spiegatemi Destroy All Gondolas, quello che significa.
B: Ma il pezzo o il nome del gruppo?

SD: Il nome del gruppo e anche il pezzo, immagino siano collegati alla fine.
P: Rispondo io?
B: Beh, l’hai scritta tu!
P: Visto che le parole le ho scritte io, risponderò io a questa domanda. ‘Destroy Your Gondolas’ è una canzone che si pone come un’esortazione a distruggere le gondole di Venezia. Questo perché?

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SD: In senso figurato.
P: Uno si chiede “perché scrivi ‘ste robe?” e ti spiego: la gondola è un simbolo, è un mezzo di trasporto che è diventato un simbolo. Un mezzo di trasporto molto comodo a Venezia che è diventato all’appannaggio di pochi, che sfruttano. È quindi entrato all’interno di un sistema capitalista, come diceva uno studioso “la cultura popolare non è quello che tu puoi chiamare folklore, ma è un linguaggio, un continuo divenire storico, cambia sempre”; quindi, da questo punto di vista, la gondola è una merda, è una cosa che sta lì come simbolo di segregazione culturale di uno status quo che è molto difficile cambiare, di una tradizione marcia che è stata distorta, all’interno di un sistema capitalistico. Perché Venezia riceve milioni di turisti, una cosa allucinante, e qualsiasi veneziano ti può dire che è aumentato esponenzialmente negli anni, e un giorno diventerà insostenibile come tutte le parabole di ogni attività costruite sul concetto capitalistico dello sfruttamento senza fine di una risorsa. Le nostre risorse sono le grandi opere che hanno lasciato chi ci ha preceduto nella città dove siamo nati, dove viviamo o dove abbiamo deciso di abitare, però la maggior parte della gente che vive a Venezia non sa un cazzo di Venezia, e non gli interessa neanche saperne di più.
B: La gondola è un po’ il simbolo della degenerazione del turismo veneziano, è inutile girarci tanto intorno.
P: Pensa come sarebbe se ci fossero le gondole liberalizzate. Pensa se ci fossero i tedeschi o gli africani a fare i gondolieri. Tu guardi, la roba che diciamo nella canzone, i dipinti del Canaletto del ‘600 e ci sono i gondolieri neri, mori, che tirano la gondola. Erano gli schiavetti, degli schiavi. Il gondoliere, adesso, è uno schiavo pieno di soldi, perché un giro in gondola costa 160€, quindi tu in quattro ore fai quasi ottocento euro iva compresa. Sfido qualunque altro lavoratore a ricevere quei soldi. Te lo dico perché ho appena fatto un lavoro ed ho pagato un gondoliere.

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SD: Ecco, non so come funzioni il discorso di chi ha la gondola, come funziona?
B: È una sorta di consorzio.
P: Facciamo così. Tu sei un giornalista di Salad Days, potresti fare un’inchiesta, un reportage, guardando anche solo su internet, cercando di affittare una gondola. L’ente predisposto alle gondole si chiama Associazione dei Bancali. Se tu la cerchi su Google non trovi niente. I numeri di telefono, tutti i numeri fissi di Venezia sono disattivati, ti risponde una voce registrata. Io dovevo fare un video, che alla fine ho fatto, per questo cliente israeliano, voleva una gondola bella per cantare sulla gondola e far delle riprese cantando ‘‘O Sole Mio’, vedi te. Praticamente, mi sono informato per avere delle gondole buone, la gondola è una barca tradizionale, c’è un nostro amico che lavora in una remiera e aveva trovato una gondola, che però non aveva tutti i cuscinetti belli rossi, e questo cliente mi dice che non è abbastanza figa. La cosa migliore che ho trovato è costata 160€ all’ora, che per quattro ore di lavoro, dalle otto a mezzogiorno, iva compresa al 22%, fa 780€, te lo dico perché l’ho appena fatto questo lavoretto. E 780€ è praticamente uno stipendio che io faccio in un mese, lui lo ha fatto in quattro ore. Questo è un problema, perché è una merda, perché è tutto collegato, il disprezzo che i veneziani hanno per i turisti, che è altissimo. Chi vive a Venezia, o ci ha vissuto per un certo periodo… tipo i testi del cazzo, un po’ così, semplici e se vuoi un po’ ironici, li capisce. Sono cose che saltano agli occhi se tu vivi a Venezia.
B: Magari, il pezzo ha due piccole letture: una, questa qua che hai detto tu della gondola e del gondoliere, che magari ti interessa di più se sei a Venezia, un po’ più specifica, poi però è anche un simbolo di come è gestita di cazzo Venezia, e qual è il simbolo del turismo a Venezia in tutto il mondo: la gondola.
P: Abbiamo fatto tipo sei mesi senza sapere come chiamarci…
B: Però avevamo già il pezzo.
P: Avevamo già il pezzo e ci siamo detti chiamiamoci così.
B: Il nome deriva dal pezzo. Peccato che non c’è Lalo che è di Cannaregio e potrebbe raccontartene di ogni.
P: Sì, certe cose vengono fuori un po’ automaticamente, per ridere anche.

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SD: Ci sta!
B: Per ridere, però girano anche i coglioni, insomma!

SD: Visto che siete di Venezia, avete contatti con la Venezia Hardcore?
B: Guarda, non facciamo proprio part…
P: Abbiamo delle relazioni di amicizia con alcuni di loro. Ho chiamato a lavorare con me Leonardo, il bassista degli Slander, che anche lui come me fa il videomaker, ho iniziato a fare un lavoro e ho chiamato anche lui, è da un po’ di tempo che ci frequentiamo e ci divertiamo un sacco, si sparano un sacco di stronzate. Gli Slander sono anche dei grandissimi cazzoni, in generale, noi siamo un po’ più vecchi!
B: È una questione d’età, e anche il fatto che non siamo un gruppo hardcore canonico. Invece i gruppi di quel giro là hanno un po’ tutti la stessa attitudine. Non c’entriamo molto con loro.
P: Noi non c’entriamo un cazzo, però conosciamo le persone. C’è Leonardo, che ho visto anche ieri, è venuto a vederci a Dueville.
B: Sono stati bravi.
P: È bello che esistano persone che si sbattono così, noi cosa c’entriamo? Siamo un po’ paralleli a questa realtà. Pure gli Hobos sono nostri amici, abbiamo suonato assieme.
B: Poi gli Hobos girano ovunque, suonano come dei pazzi, li han visti tutti.
P: Ci piacciono molto gli Hobos. Grande gruppo!
B: Noi siamo un po’ più vecchi, abbiamo suonato altre robe, ci piace provare a buttar dentro… non fare hardcore schietto, magari quei due tre pezzi, poi magari vaneggiamo, facciamo roba surf, facciamo roba punk rock, perché ci viene.

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SD: È quello che piace a voi.
P: Poi non c’è sempre uno schema preciso.

SD: Io non penso che suoniate cose che non vi piace suonare, perché se no non avrebbe senso.
P: Penso che nessun gruppo lo faccia. Anche, per esempio, i gruppi hardcore, per quanto possa essere hardcore scontato, classico, comunque loro si divertono. Noi, che abbiamo già superato i trent’anni da qualche anno, con esperienze in altri gruppi, quello che a me diverte di questo progetto col Biondo e con Corrado è il fatto che uniamo l’heavy metal con del punk rock… a me piace perché è una sfida musicalmente, non c’è niente da fare, se no non ci sarebbe gusto.
B: Che comunque sono le robe da cui veniamo fuori, anche quando ci siamo trovati ci siamo detti “proviamo a vedere se esce qualcosa”, non è che ci abbiamo ragionato. Magari c’era il pezzo portato da Pido, gli accordi, la voce e il testo, lo mettiamo assieme e c’è Corrado che ci da giù come Satana, io suono dritto, un po’ punk rock, lui (Pido) ha il suo stile di chitarra particolare, figo, la sua voce, metti assieme queste tre robe e viene fuori questo.

Nel mentre, ritorna Corrado.

P: Tra l’altro noi non proviamo mai, perché il gruppo è un po’ diviso, quindi adesso il gruppo sta facendo dei pezzi che sono stati scritti tra il 2012 e il 2013. Il suono si sta un po’ definendo, e ora vorremmo fare anche delle altre cose, con i nostri tempi. Quindi adesso, magari, siamo un po’ più pesanti, grezzi, una sintesi tra Dick Dale e i Venom. Poi gli ultimi pezzi sono un po’ più punk rock, però il concetto che ci diverte è quello di unire dei ritmi diciamo inusuali per il rock’n’roll…

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SD: Sì, appunto, immagino lo facciate per divertirvi…
B: No, lo facciamo per la grana!
P: Noi facciamo poche date, è anche stato abbastanza facile registrare, abbiamo fatto un po’ di mesi di prove quando abitavamo tutti a Venezia, e poi ci siamo divisi appena abbiamo registrato.
B: Infatti noi, in futuro, avremmo bisogno di trovarci per un tempo decente per fare una settimana o due o tre, a trovarci tutti insieme nello stesso posto per finire i tocchi nuovi e ad andare a registrare.

SD: Quindi avete già qualcosa di pronto?
B: Sì, ci sono delle cose su cui dobbiamo lavorare, parecchie, ma finché non riusciamo a chiuderci nella stessa stanzetta per un po’, la roba resta lì ferma.
SD: Per forza, tu sei andato a Berlino! A fare cosa poi!?
P: È un migrante.
L: Sono immigrato in un altro paese.
P: E quindi Destroy All Gondolas è questa cosa qua. Ah, abbiamo anche suonato a Berlino, al White Trash Fast Food, prima che si spostasse.
B: È stato l’ultimo concerto nella sede storica, divertente.
P: Ed era pieno di veneziani! Perché i ragazzi che hanno fatto il lavoro di smontaggio del vecchio White Trash sono tutti di Venezia. A fine serata mi arriva questo ragazzo che conosco e neanche te lo aspetti. Insomma, Berlino è una figata, ci sono un sacco di opportunità.

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A questo punto concludiamo, ci avviciniamo in gruppo al bancone e da lì è una scia di birre, limoncino, anima nera e grappette. Immancabili saluti di rito, loro se ne vanno, e io rientro a casa alle 7.15, felice.

(Txt by Fabrizio De Guidi x Salad Days Mag – All Rights Reserved)

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